AVEZZANO – Domiciliari e braccialetto elettronico, sono le misure che il Tribunale del Riesame dell’Aquila, composto dai giudici Alessandra Ilari, Christian Corbi e Stefano Iannaccone, ha diposto per gran parte degli indagati e arrestati, qualche settimana fa, in una operazione antidroga dei Carabinieri di Avezzano nella quale si ipotizzava anche l’associazione per delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti e, peraltro, quantomeno in collegamento con la criminalità campana.

Dopo gli arresti, i difensori del gruppone di indagati, ha rivolto appello al Tribunale aquilano insistendo proprio sull’inesistenza, a loro dire, del vincolo associativo. Fra i difensori, molti dei quali di Napoli e dei Fori campani, per l’appunto, anche gli avvocati marsicani, Roberto Verdecchia e Alessandro Marcangeli.

Annullata l’ordinanza di custodia in carcere per l’associazione a Romeo Pane, Pasquale Nola e Antonio Criscuolo, rimesso in libertà Ciro Gargiulo, mentre è stata disposta la misura degli arresti domiciliari al posto del carcere per Antonino Di Lorenzo e Diodato Di Martino, ai quali i giudici hanno anche imposto le condizioni di non allontanarsi dall’abitazione senza permesso del giudice e non comunicare con persone diverse da quelle che coabitano nonché l’applicazione del braccialetto elettronico la cui non accettazione potrebbe comportare il ritorno in carcere.

In buona sostanza il cuore e il fulcro di questa inchiesta sono stati messi in forte dubbio da questa sentenza che, quindi, a parte le misure agli indagati, non accetta l’esistenza del vincolo associativo fra gli arrestati e men che meno legami con camorra e organizzazioni simili. Per gli inquirenti si annuncia una nuova ondata di duro lavoro.

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