AVEZZANO – Giornata molto formativa quella che si è svolta oggi al liceo scientifico “M. Vitruvio Pollione” dove, grazie al coordinamento della professoressa Di Stefano e del preside Gizzi, l’associazione “Superabili” ha potuto portare un’esperienza unica ed estremamente interessante, che ha lasciato molto colpiti i ragazzi delle classi partecipanti.

La giornata, iniziata alle 11:30, ha visto l’apertura da parte del preside Gizzi, che ringraziando l’organizzatore dell’attività Alfredo Boldorini, ha rivendicato con forza lo scopo dell’attività, riassumendo il suo intervento in una frase:”La scuola deve formare buoni cittadini, e un buon cittadino deve rispettare tutti, sempre.”.

Subito dopo, la professoressa Di Stefano, che ha coordinato questo evento per le classi, ha aggiunto, rafforzando le parole del preside ed elogiando l’associazione “Superabile”, queste parole:”L’associazione “Superabile” è una dimostrazione che superabile può avere un doppio significato, sia da sostantivo che da aggettivo, poiché la diversità può essere, anzi deve essere, soprattutto un’opportunità”.

Ha aperto poi agli interventi il fondatore di questa esperienza, Alfredo Boldoroni, che ringrazia la scuola e pone un breve sunto della nascita di “Superabile” ed il suo fine nelle scuole: «Ringraziamo la scuola per l’occasione. Superabile nasce come progetto scolastico nel 2017. Inizialmente era un progetto di disabilità sportiva, ovvero come lo sport è vissuto nella disabilità e come ci aiuta a viverla non come ostacolo. Ora, siamo diventati abbastanza nazionali: abbiamo incontrato oltre 4 mila studenti, e ricevuto 44 patrocini. Abbiamo molti testimonial che raccontano la loro testimonianza. Proprio come Alessandro Capoccetti, direttore di Models of diversity, che oggi diventa testimonial della campagna. E grazie a loro, vogliamo portare avanti il nostro messaggio, ovvero che non si parla più di ‘disabile’ ma di ‘super-abile’».

Subito dopo ci sono stati i testimonial della giornata, che hanno raccontato le loro esperienze in prima persona, coadiuvati da un piccolo video che racconta la loro vita, e la loro “diversità”. Il primo è stato Lorenzo Costantini, 27enne di Vetralla che nel 2012 ha perso una gamba ed ex-campione paralmimpico. Racconta così il suo cambiamento, poiché non congenito, ma causato da un incidente sul lavoro: «Ho perso una gamba ma ne ho trovate altre. Ho un armadio pieno di gambe. Prima dell’incidente ero un ragazzo abbastanza vuoto, non facevo sport e non avevo grandi sogni nel cassetto. Poi ho avuto il mio incidente in un frantoio. Da lì, all’ospedale e persi la gamba. Sono andato in crisi. Fortunatamente avevo internet ed ho iniziato ad informarmi sul mondo delle protesi. Cercando, ho visto un ragazzo amputato prima di me che faceva trekking e tante altre cose. Una vita normale insomma. Ho passato molto tempo a casa, molte persone non sapevano confrontarsi con me. Dopo 5 mesi sono tornato a camminare sulla protesi. Dopo 2 anni, necessari per metabolizzare, ho deciso di dare una scossa alla mia vita. Ho iniziato a sfruttare questa opportunità ed ho iniziato a correre. Ho dovuto perdere una gamba per iniziare a correre! Dopo poco ho vinto la mia prima medaglia d’oro. Poi ho iniziato con il trekking, con il crossfit ed ho spaziato i miei orizzonti. Sono una persona diversa, migliore rispetto a quello che ero prima».

Dopo di lui è stata la volta di Anna Fusco, 28enne di Roma, finalista regionale a Miss Italia Lazio (2014-2018), che invece racconta così la sua esperienza: «A differenza di Lorenzo, io sono nata senza avambraccio. A casa, grazie in particolare a mia madre, mi hanno sempre messo davanti alla consapevolezza della mia vita, non coccolandomi troppo, ma anzi spiegandomi subito cosa potevo e non potevo fare (per quanto comprensibile in tenera età). Da piccola io non mi rendevo conto della mancanza. Alla scuola primaria mi prendevano in giro, ma la cosa era presa con superficialità, non capendo il “trauma”. Verso la fine delle elementari realizzi davvero la “diversità”. Da lì, inizi a fare un percorso dentro di te. La protesi è sempre stata una cosa in più, la usavo più a fine posturale. Il periodo della pubertà fu difficile, ma poi iniziò a migliorare, avendo creato un rapporto con chi avevo intorno. Se il problema lo pongo io, lo vedono gli altri. Se invece lo ignoro, faranno di conseguenza. L’anno successivo, per una caduta fui a letto un anno e capii di dover affrontare il problema latente. Iniziai di nuovo, dopo un anno, ad andare a scuola, coltivando le mie passioni, tipo la danza o il canto. Più avanti, nel liceo il problema si ripresentò con i compagni, e capii allora di dovermi sciogliermi io per prima. Dopo non molto decisi di provare Miss Italia, la prima volta con indosso la protesi, mentre la seconda (nel 2018) assolutamente senza, sentendomi libera e pienamente me. Infine ancora ho iniziato a lavorare, affrontando il mondo del lavoro, così da accendermi ed andare avanti. Dopo molte incertezze, prima mie e poi dei miei colleghi ora sono una responsabile, perché non mi sono lasciata abbattere dai dubbi e dalla fatica».

Infine, ha portato la sua esperienza il marsicano Alessandro Capoccetti, prima volta dinanzi a delle classi ma già abituato a parlare di sé, poiché portatore di una condizione rara e fino a poco tempo fa molto poco conosciuta: «Io ho una diversità sia nelle braccia che nelle gambe. Sono marsicano e sono direttore di “Models of diversity”, un’agenzia che nasce a  Londra di modelle; lavoriamo proprio in questo settore, contro ogni stereotipo e premiando chiunque meriti. Promuoviamo infatti l’uguaglianza, che si parli di black model, curvy o con disabilità. Chiunque merita insomma. Ho costruito e portato avanti questo progetto, per valorizzare gente che dimostra il proprio valore nonostante tutto, proprio come fanno Anna Fusco e Chiara Bordi ad esempio. Nonostante le difficoltà della vita, si può andare sempre avanti. Non scoraggiatevi mai. Metteteci il vostro, il più possibile».

I ragazzi hanno risposto positivamente, vedendo in prima persona storie ed emozioni che troppo spesso restano soltanto pagine scritte e mai vissute così intensamente. Sicuramente un evento da riproporre, dopo le varie tappe scolastiche, anche a livello di città. Infatti, conoscere serve ad aiutare, ed aiutarci, nella vita quotidiana che tutti portiamo avanti, nonostante le “diversità” che ognuno di noi ha. Oggi i ragazzi di “Superabile” sono stati insuperabili nel raccontare e mostrare le loro vite a dei ragazzi che sicuramente faranno tesoro di questa esperienza. Giornate come questa valgono più di molti esami, al fine di formare un adulto.

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