MAGLIANO DEI MARSI – Ci sono date ed eventi che rimangono impresse nel cuore della gente, quasi a voler indicare l’importanza ed il ricordo che viene dato ad esso. Per noi marsicani è il 13 gennaio 1915: una data che segna la fine tragica di un mondo ma nello stesso tempo traccia le linee di un nuova realtà. In questo articolo, grazie alla memoria storica del noto professor Rodolfo Tavani-Aloysi, vi racconteremo due episodi che hanno coinvolto due cittadini di Magliano: il giudice Pietro d’Alessandro-Tavani- padre del professor Tavani- ed il povero Zorro.

“Al mattino presto di buon’ora siamo arrivati a Magliano, un paesino pulito e fiorente di millecinquecento abitanti, situato su di un’altura isolata sotto il maestoso monte Velino e dal quale si gode una veduta ampia sui Campi Palentini. A Magliano le strade sono pulite, le case in buon ordine e stato; la piazza poi, un lato della quale è formata dal palazzo Masciarelli, è un esemplare perfetto di tranquillità proprietà feudale”. Queste sono le parole del noto viaggiatore e saggista inglese Edward Lear che visitò Magliano tra la fine dell’ottocento e l’inizio del novecento. Era un paesino tranquillo, adagiato sulla collina dove spiccava il campanile della chiesa di Santa Lucia da qualche anno costruito. C’era il primo supermercato gestito dalla famiglia Gentile, era dotato di corrente elettrica, aveva una fornace di mattoni: anche l’arte era molto sviluppata, c’era il noto pittore Vincenzo Ciaciarelli. Nessuno immaginava che di li a poco tutto ciò di botto scomparisse: anche se, la popolazione di Magliano già aveva subito i danni del terremoto del febbraio del 1904 che non procurò morti, ma solo ingenti danni.

La storica facciata della chiesa di Santa Lucia

Pietro d’Alessandro-Tavani aveva 31 anni ed era giudice presso il tribunale di Avezzano e viveva nella sua casa che si trovava tra l’attuale Largo San Rocco e Via Petronilla Paolini. La mattina del 13 gennaio del 1915 si era svegliato di buon ora, pronto per una nuova giornata lavorativa. Pietro aveva il vizio del fumo, e non disdegnava una sigaretta di prima mattina: ma sua madre odiava che si fumasse all’interno dell’abitazione. Decise di fumare fuori dalla finestra e proprio in quel momento, erano le 7;52, andò in scena il terribile terremoto. L’avvocato crollò insieme alla sua prestigiosa abitazione e si ritrovò sepolto fino a metà corpo dalle macerie ed una trave del tetto. Era miracolosamente vivo. Non riuscì però a capire cosa fosse successo, ciò che rimaneva del paese era avvolto da una grande nube di polvere: quando sentì le urla, i pianti e la disperazione dei suoi concittadini capì benissimo la portata della tragedia. Passarono le ore e la nube si diradò e da un foro tra le macerie riuscì a scrutare una figura a lui conosciuta: tale Antonio Di Benedetto, detto “Glio Patreterno”. “Antò, Antò.. aiutame a uscì” urlò Pietro che non poteva muoversi vista la situazione. Antonio si fermò e riconosciuta la sua voce esclamò: “Oh, avvocà ecco sta!” e dopo aver assicurato che la sua famiglia, che viveva nella zona orma scomparsa detta Cauto lo andò a salvare. Pietro sopravvisse al sisma e più in la divenne anche sindaco della rinascente Magliano.

Una sorte meno fortunata toccò al povero Zorro, di cui il tempo ha cancellato nome e cognome. Egli era uno dei personaggi ruspanti che animava allegramente la vita del paese: non era sposato ed era dedito, oltre al duro lavoro, al bere molto vino. Viveva nella periferia di Magliano in una di quelle case legate alla tradizione contadina. Nella sua cantina aveva fatto montare una damigiana che gli bastava per un intero anno che riempiva del forte vino che si produceva nel paese. La mattina del 13 gennaio del 1915, era sceso in cantina, come faceva quotidianamente, per bere un po’ di quel vinello. La casa crollò e Zorro rimase sigillato dentro la cantina: ma lui non ebbe problemi, aveva il cibo ma soprattutto il suo vino. Le squadre di soccorso giunsero tardi nel luogo dove viveva Zorro e riuscirono a salvarlo: ma commisero un gesto sbagliato. Avendolo estratto dopo alcuni giorni non gli coprirono gli occhi con una benda: il povero Zorro, in la con gli anni, morì per una retinopatia qualche ora dopo che venne estratto vivo dai soccorritori.

In quella fredda mattina di 104 anni fa morirono 561 persone altre 60 ne morirono nei mesi successivi nei diversi ospedali d’Italia. Magliano fu privata di 621 dei suoi figli: nonostante ciò, il cuore testardo dei maglianesi ebbe la meglio e con il tempo ricostruì il paese. E’ un dovere al limite del sacro per noi Marsicani ricordare ciò che è successo in quella fredda mattina del 13 gennaio 1915: per onorare i morti, ricordare i sopravvissuti ma soprattutto quello di spronare le coscienze ad una maggiore prevenzione verso il rischio sismico.

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